Circa un quinto dell'approvvigionamento idrico attuale della città di Bologna è fornito da un acquedotto che è attivo da circa 2000 anni.
Sopra: un tratto del condotto(1).
I romani si approvvigionavano di acqua dal tunnel che scavarono intorno al 100 a.C. Essi avevano capito già all'epoca che l'acqua del Setta era più pura di quella del Reno. Infatti l'acquedotto prelevava l'acqua a Sasso Marconi dal fiume Setta e la convogliava fino al palazzo oggi dell'Ente Ferrovie, angolo via d'Azeglio con via Farini, dove c'era una vasca di decantazione. Poi da lì attraverso il sistema delle fistulae aquariae (tubi di piombo) si distribuiva l'acqua a tutta la città. Resta da dire che, secondo uno studio del 1897 del prof. Floriano Brazzola, l'antico cunicolo romano continuava fino a Rioveggio, ma di questo tratto si sono perse le tracce.
I numeri di questa grande opera di ingegneria sono impressionanti. Il condotto ha una sezione libera di m. 0,6×1,9. Funziona a gravità naturale con pendenza dell'1‰, per una lunghezza di 18 chilometri e un dislivello di 18 metri. Oggi misura precisamente 18.147 metri per effetto delle modifiche effettuate durante i lavori di riattivazione. Il tunnel oggi finisce dove c'è la caserma dei Vigili del Fuoco in viale Aldini, dopo avere attraversato, a decine di metri sotto terra, il territorio di Casalecchio di Reno e i colli di San Luca e di Casaglia.
Alle cure degli ingegneri e alle maestranze dei romani seguirono le invasioni barbariche, così che non si fecero più opere di manutenzione. Quindi l'acquedotto cominciò a gettare meno acqua, fino a restare praticamente chiuso. Poi se ne perse anche il ricordo.
Il primo a parlare di questa grande opera idraulica fu nel XIV secolo il frate Leandro Alberti, nelle Historie di Bologna e successivamente ne scrisse Cherubino Ghirardacci nella sua Historia di Bologna, ma le loro informazioni erano alquanto imprecise. L'acquedotto fu realmente riscoperto da Serafino Calindri, il primo a studiare con impegno il tunnel e a descriverlo nel suo Dizionario corografico, georgico, orittologico, storico relativo alla Montagna e collina del territorio bolognese. Ma devono passare ancora molti anni prima che si arrivi, dopo 15 secoli d'abbandono, al recupero del manufatto. I lavori furono eseguiti tra il 1876 e il 1881; la cerimonia di inaugurazione si tenne il 5 giugno 1881. Autore del restauro fu l'ing. Antonio Zannoni. I giornali dell'epoca danno grande spazio all'avvenimento. Oltre agli articoli di cronaca, pubblicano un'ode all'acqua, un distico Vincenzo Mignani e una poesia di Corrado Ricci dedicate all'ing. Zannoni.
Note al testo1. L'immagine è pubblicata per gentile concessione del Museo Civico Archeologico di Bologna.
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