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Acquedotto romano

La cerimonia di inaugurazione

La Gazzetta dell'Emilia del 7 giugno 1881 pubblica la cronaca della cerimonia di inaugurazione dell'acquedotto romano di Bologna, sottoposto a restauro.

Quella che segue è la trascrizione integrale dell'articolo.

Bologna, 7 giugno 1881.

Giornata di gran festa, e veramente memorabile fu quella di domenica per la nostra città. Sin dalle prime ore del mattino le bandiere nazionali sventolavano dovunque per la ricorrenza della festa dello Statuto.

Alle 8 ant. precise aveva luogo la solenne inaugurazione dell'acquedotto fattasi nel villino fra porta d'Azeglio e Saragozza, ove trovasi il serbatoio. Vi intervennero le autorità cittadine, e il Municipio era largamente rappresentato.

Per la Società costruttrice dell'acquedotto si trovavano presenti vari membri del Consiglio d'amministrazione, per la maggior parte fiorentini, con alla testa il loro presidente comm. Fabbricotti. Eranvi pure tutti gli ingegneri che presero parte alla direzione ed esecuzione dei lavori, fra cui noteremo l'ing. cav. Zannoni e l'ing. E. Bumiller.

Il servizio d'onore era fatto dai civici pompieri e dai sorveglianti municipali. La banda cittadina rallegrava la festa con liete armonie.

Il comm. Fabbricotti pronunciava un breve, ma elegante discorso di circostanza, a cui rispondeva con altro breve ma efficace discorso l'egregio sindaco della nostra città comm. Tacconi. Dopo di essi il cav. Colombani, consigliere delegato di prefettura, rappresentante il prefetto Mussi, sempre assente, porgeva al Municipio e alla Società felicitazioni e rallegramenti in nome del governo.

Invitato dal presidente della Società, il sindaco a volere egli per primo dar il segnale dello sprigionamento delle acque, tutti scesero nel serbatoio, ove ammirarono i bei lavori eseguiti, e non appena il comm. Tacconi ebbe girata una ruota sovrapposta ad un gran tubo, le acque uscirono dal tubo stesso abbondantissime ed impetuose fra gli evviva e gli applausi degli astanti. I quali si recarono poi a vedere il grande bacino che serve a raccogliere le acque provenienti dal Setta e che può contenere ben 2000 metri cubi d'acqua.

Dopo ciò la comitiva rientrava in città e recavasi nella piazza Vittorio Emanuele ove, ad un cenno del sindaco, veniva aperta la fontana del Nettuno.

I getti di quest'antica fontana sono troppo sottili per fare bell'effetto, e converrà forse pensare ad allargarli alquanto.

Passavasi poi alla fontana provvisoria fatta davanti alla chiesa di S. Petronio, la quale diede un getto magnifico e copioso; quindi a quella di piazza Cavour di effetto sorprendente.

Nel tragitto dalla piazza Vittorio Emanuele alla piazza Cavour gran folla di popolo festante seguiva le autorità e si udirono molti evviva al Municipio, all'ing. Zannoni ed alla Società assuntrice dell'Acquedotto.

Rientravano poi le autorità nel palazzo civico, ove, nell'elegantissimo gabinetto dell'appartamento di gala del sindaco, veniva pubblicato, a mezzo dei notai Verardini e Pallotti, il rogito destinato a tramandare ai posteri il solenne Atto inaugurale dell'Acquedotto. E, finita la cerimonia, tutti passavano nella gran sala del detto appartamento, ove, per cura del Municipio venne servito un lauto rinfresco, prestandosi con somma premura e cortesia i signori assessori municipali a fare gli onori di casa.

Così aveve fine la cerimonia, dopo di che il sindaco e vari assessori uscirono con gli ospiti fiorentini a far loro vedere i monumenti della città e in pari tempo a vedere i getti d'acqua posti in varii punti di essa, fra cui distinguevansi per l'altezza quelli di via Repubblicana e della piazza di S. Benedetto.

Non è a dirsi l'allegrezza e l'ammirazione generale di cui era compreso il popolo vedendo tutt'a un tratto tenta abbondanza d'acqua in Bologna. Abbenché l'acqua stessa, come fu detto, non possa che fra qualche giorno esser buona buona a bersi pure moltissimi ne bevevano per poter forse dire di averla sentita appena giunta.

Per tutto il giorno la folla circondò le fontane improvvisate qua e là.

Sappiamo poi che alle 6 pom. avea luogo un banchetto di circa 30 coperti all' Hotel Brun, al quale il Consiglio d'amministrazione della Società nazionale per gasometri e acquedotti aveva invitato i capi delle primarie amministrazioni cittadine, nonchè i senatori e deputati bolognesi.

Noteremo da ultimo come nella mattina di domenica si vedeva fisso alle cantonate un bel manifesto dell'ing. Zannoni ai bolognesi, in cui ricordava le vicende che accompagnarono l'attuazione dell'Acquedotto, opera grandiosa, a cui già da 20 anni egli studiava e per la quale fu appoggiato da egregi cittadini bolognesi.

Si vedevano pure varie poesie dedicate allo Zannoni, il quale deve aver provato la maggiore delle compiacenze sentendo aleggiare intorno a se la gratitudine di un'intera popolazione.


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