L'Anno 1563. fù principiata frà la Piazza grande, e la picciola rincontro al volto, che và alla Madonna del popolo fatta di marmo lavorato per mano d'Antonio Lupi taglia pietra. Et adornata d'una statua di Nettuno alta piedi undeci, con Sirene, Delfini, puttini, Maschere, & altri vaghi ornamenti tutti di Bronzo, di mano di Gio.Bologna statuario. Vi sono ancora della medema materia quattro Armi, una per quadro, cioè quella del Papa con una cartella, & lettere.
Pius IIII. Pont. Max.
Un'altra del Legato, ch'ora è San Carlo Borromei, con una cartella, con dentro queste lettere, Carol. Borrom. Leg.
Et un'altra del Governatore con una simil cartella, & lettere P. Donat. Caes. Gubern.
Et l'altra del Senato con sotto S. P. Q. B.
Vi è un vaso grande lavorato per eccellenza, dove si conserva l' acqua, ch'esce da più di nonanta luoghi, con tanta vaghezza per diverse vie, & modi, & frà l'altre dalle poppe delle Sirene, che ciascuno d'essi getta sette spinelli
Da quattro bande del detto vaso sono intagliate queste lettere, Forriornamento. Populi commodo. Aere publico. MDLXIIII.
Hà un piano d'intorno con gradi di marmo rosso, misteriosamente composti. L'intentione, & il dissegno di tutta quest'opera fù di Tomaso Laureto Palermitano. Furono fatte molte monete d'argento d'un'onza l'una, che da un lato havenano la detta fonte, e dall'altra alcune lettere.
Per mantenimento di detta Fontana fù prohibito per bando sotto pena dell'esilio, & altre gravi pene à chi guastasse li suoi condotti, e chi si servisse della sua acqua, & ch'impedisse il suo corso, & à chi fabricasse appresso alli suoi acquedotti, e chi vi gettasse sopra pietre, ò machine, & à chi impedisse l'acqua del rio, che viene verso Ronzano, che mette capo nell' Avesa, & che non se gli conducessero carri sopra il suo condotto.
Del 1565. d'Agosto fù finita, & si principiò à dargli l'acqua. Per più bella vista poi d'essa fonte fù demolita un'Isola vicina alla banda del Mercato di mezo, & la spesa si ripartì alle case, e botteghe circonvicine per tassa fatta à' 21. di Genaro del 1565.
La Camera assegnò ancora lire settecentocinquantacinque alli Guaini per ricompensa dell'entrata di sette botteghe loro gettate, à terra, & alla famiglia de gl'Oratij altr'entrate. L'anno 1605. il Regimento gli fece fare intorno à detta fonte una serrata con otto Leoncini postovi sopra di bronzo, che costorno centoventiotto scudi. Et quattro vasi di marmo con maschere di Bronzo d'onde scaturisse l'acqua; uno per ciascuna cantonata. Et si mandò bando, che i vendenti intorno à quella non impedissero la vista di essa con panni, & altre robbe. La spesa di essa fontana con li condotti è stata per tutto il detto anno 1605. de scudi settantasette milla, e cinquecento, senza la provigione di Lire ottanta, che la Camera dà ogn'anno, à chi hà cura di mantenerla.
Note al testo1. Giovanni Nicolò Pasquali Alidosi, Instruttione delle cose notabili della città di Bologna, Bologna 1621, ristampa anastatica Bologna 1999, pp. 39–41.
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