L' Aposa è l' unico corso d' acqua naturale fra i tanti che attraversano Bologna. L' importanza del torrente Aposa per Bologna è documentata fin dall' età del ferro, quando costituiva il naturale limite orientale dell' abitato villanoviano, separandolo dai sepolcreti situati a est e a sud(1).
Sopra: il serraglio dell' Aposa, situato lungo viale Panzacchi tra porta San Mamolo e porta Castiglione.
L' attuale tracciato urbano dell' Aposa coincide con l' alveo naturale(2). Oggi è interamente coperto. Il torrente entra nel suo corso sotterraneo ancora fuori dalle mura, in prossimità di via Roncrio. Il suo ingresso in città ha luogo sotto alle antiche mura tra le porte San Mamolo e Castiglione, dove ancora è visibile il Serraglio dell' Aposa, che conteneva all' interno le macchine per l'azionamento di una grata. Poi il corso prosegue quasi in linea retta fino a via del Pallone, presso la Montagnola, dove confluisce nel canale delle Moline. Quest' ultimo poi termina in via Bovi Campeggi ove si getta nel canale Navile.
Il corso occidentale, attestato nel medioevo ma probabilmente attivato ai primi tempi delle Bononia romana intorno al II sec. a.C., si snodava lungo le attuali vie Tagliapietre, val d'Aposa, Venezian, Galliera e Avesella (Avesa è l' antico nome dell' Aposa). Esso aveva sia funzione difensiva, andando ad alimentare parte del fossato, sia di approvvigionamento idrico ad uso civile e di scolo. Successivamente venne interrato e sovrastato da nuovi traccciati viari(3).
Sopra: archi di vari stili si susseguono lungo la volta che copre il corso del torrente.
Il torrente per molti anni è stato abbandonato a se stesso, fino ad essere quasi completamente dimenticato, inaccessibile anche agli operatori addetti alla manutenzione della rete fognaria. La riscoperta dell' Aposa si attua a partire dal 1995, quando iniziano i lavori di risanamento, perché l'alveo del corso d' acqua versava in precarie condizioni statiche e igieniche(4).
Allora si poteva entrare da una porta alla quale si accedeva dalle cantine di un palazzo situato al n. 10 di via dell' Inferno. Nel corso dei lavori furono ricavati altri accessi lungo il tracciato. Due sono stati attrezzati per il pubblico che ora vi accede da Piazza Minghetti e da Piazza San Martino. Nel corso della visita si può vedere anche un ponte romano.
Note al testo1. Notizie più approfondite sull' assetto idrografico dell' Aposa nell' antichità sono riportate in: Jacopo Ortalli, «L'Aposa nell'antichità», in Giovanna Pesci, Cecilia Ugolini (a cura di), Acque nascoste - Antichi manufatti e nuovi recuperi lungo i corsi d'acqua della città di Bologna, Bologna 1997, pp. 72–78.
2. Enrico Andrioli, La rete stradale e la cinta urbana di Bologna, in «Atti e memorie della R. Deputazione di storia patria per le provincie di Romagna», s. IV, vol. XXIV (1934), pp. 7–17.
3. Le vicende storiche del torrente Aposa, dal II sec. a.C. al XIX sec. d.C., sono riassunte in: Angelo Zanotti, «Vicende Storiche», in Marco Poli (a cura di), Il torrente Aposa, Bologna 2000, pp. 7–23.
4. Sul risanamento del torrente Aposa si veda: Giuseppe Cornelio, «Il risanamento delle acque e il recupero funzionale del torrente Aposa», in Acque nascoste, cit., pp. 66–71.
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