Tra il 1914 e il 1921 si fecero degli scavi presso Porta Ravegnana, anche a seguito delle demolizioni connesse all' ampliamento di via Rizzoli. E proprio nel 1914 fu rinvenuto(1) il ponte romano sul torrente Aposa.
Il ponte era posto lungo il decumano massimo (corrispondente alle attuali vie Ugo Bassi e Rizzoli) nel punto in cui si innestava sul tratto suburbano della via Emilia. La sua funzione era quella di scavalcare l' Aposa che allora era posto a difesa del limite orientale della colonia latina di Bononia.
Sopra: l' arcata del ponte romano sull' Aposa, inglobata nella volta del condotto sotterraneo.
L' arcata della volta a botte è in muratura mista di laterizi, blocchi di arenaria e di selenite, mentre la parte inferiore è in conglomerato cementizio. Numerosi sono i segni dei lavori di restauro e rafforzamento, riconducibili ad epoca medievale.
Sulla base degli studi più recenti(2) si può datare il ponte tra il 187 e la seconda metà del I sec. a.C. Si può ipotizzare che il ponte primitivo, risalente alla prima età romana, fosse un ponte misto in muratura e legno, mentre la realizzazione di un vero e proprio ponte in muratura fu concepita probabilmente in età augustea.
Note al testo1. Si veda la relazione di Francesco Proni in Franco Bergonzoni, Giovanna Bonora, Bologna romana - Fonti letterarie - Carta archeologica del centro urbano, Bologna 1976, pp. 221–223.
2. Elena De Angelis, Maria Luisa Rezza, «Il ponte romano», in Marco Poli (a cura di), Il torrente Aposa, Bologna 2000, pp. 75–79.
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