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Giosuè Carducci

La prolusione

Il 27 novembre 1860 Giosuè Carducci lesse la sua prolusione, ed ebbe un discreto successo. Ma già si aspettva pochi scolari, come scrisse in una lettera all'amico Gargani il 1 dicembre 1860.

Di me, farei troppo onore a me stesso, dicendo che non fui inteso: ma applaudirono o meglio acconsentirono a un certo luogo comune, e al panegirico di Bologna che era in fine: vero è che ebbi numerosissimo uditorio e smanacciate grandi.

Scolari non avremo, ma solo ascoltanti e dilettanti, che vengono all' Università per passare qualche ora: d'altra parte sotto i portici e forse a casa hanno freddo, povera gente; al caffè si spende: meglio, andare a sentire l'istrione pagato che si chiama professore, il quale tiene le veci del simpatico burattinaio, divertimento carissimo a' padri ed anche al buon Muratori(1).

Le prime lezioni

Dopo il sucesso della prolusione, iniziarono le lezioni. Pochi uditori e addirittura nessuno studente. Non per colpa del Carducci ma per la crisi in cui versava l' università bolognese, come scrisse all' amico Chiarini il 22 gennaio 1861.

Gran calca alla prolusione: molta gente alla prima lezione; specialmente giovani, che mi piaceva: ora da ultimo quasi nessuno, perché la lezione di diritto commerciale messa su ultimamente mi toglie tutti i giovani; uditori di fuora ne vengono pochi, ché non se la dicono gran fatto con gli studii: tanto stamane, che mi toccava, non ho fatto lezione perché gli ascoltanti eran solamente tre(2).

La crisi dello Studio bolognese si legge anche il questa lettera all' amico Gargiolli del 28 gennio 1861, in cui Carducci precisò l'esiguo numero di iscritti all'università e le ragioni di tale crisi.

L'università è inferma: saranno un 400 scolari: le piccole università dei vecchi Ducati e delle Marche rapiscono ogni lustro e frequenza a questa: nonostante dee ritornare un gran centro. La facoltà filologica non ha scolari: per cui mi riduco a uditori, che poi mi son rapiti da altre lezioni; e qualche volta non fo né pur le due lezioni alla settimana a cui sono obbligato(3).

Note al testo

1. Giosuè Carducci, Lettere, Bologna 1911, vol. II (1859–1861), pp. 155–158.

2. Ibidem, pp. 184–190.

3. Ibidem, pp. 196–199.


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