Bologna racconta


Argomenti

Luoghi di Bologna

Persone a Bologna

Speciali


Giosuè Carducci

Inaugurazione dell' anno accademico 1874

La fama di Giosuè Carducci negli anni era molto cresciuta; nel 1874 ebbe l' incarico di tenere il discorso per l' inaugurazione dell' anno accademico. In una lettera a Lidia del novembre 1874 lascia intendere la sua trepidazione.

Figurati che il 16 prossimo debbo leggere il discorso per l'apertura degli studi. È la prima volta che son chiamato a questo officio. C'è una gran aspettazione: il rettore e il preside della facoltà mi assicurano che da ogni parte si chiedono inviti: sarà piena tutta l'aula magna, e tutte le gallerie: il rettore nutre grandissima speranza (!) che anche il ministro dell'istruzione assisterà, o almen di certo il segretario generale(1).

Il discorso inaugurale riscosse molto successo, anzi troppo per i gusti di Carducci, che alla fine ne fu infastidito. Lo scrisse a Lidia il 18 novembre 1874.

Ora ti dirò qualche particolarità del mio discorso. Figurati che l'aula magna era tutta gremita: più, c'era gente per le scale, su' ballatoi di legno che circondano la sala, su' finestroni, per tutto. C'erano uffiziali di tutte le armi, giudici e magistrati di tutti gli ordini, prefettura, provincia, municipio, istituti, scuole; e poi, le inevitabili signore, che, con la scusa della gentilezza e della cavalleria, impongono la loro stupida nullità per tutto. Le signore, cara amica, quando non hanno l'ingegno tuo e il tuo spirito, in certe occasioni le aborro. Che han da fare le signore ove s'inaugurano gli studi di una università e dove parlo io che esse non possono capire! E poi eran tutte brutte, cominciando dalla signora prefettessa che irragiava tutta intorno la stupidità sua lazzarona dalla liquefazione dell'enorme suo adipe sotto una gran veste rossa o color sanguigno che fosse.

Cominciai; e gli applausi irrompevano quasi a ogni periodo. Fortuna che io faccio i periodi lunghi! Ma alla fine tutte quelle interruzioni mi seccavano; e io facevo cenno con la mano che ristessero, e mi lasciassero dire. Per un poco, mi obbedivano; ma poi, da capo. In somma, ci volle una gran pazienza da parte mia; e mi dicono che io mostravo col gesto e coll'atteggiamento di essre molto impaziente. Finito che ebbi, fu uno scoppio: professori, magistrati, ufficiali mi furono intorno, mi strinsero, mi soffocarono, m'impedirono il passo. Primo il prefetto, che mi corse incontro in su lo scendere dalla tribuna. Tutti i parrucconi raggiavano come lune piene, alcuni piangevano come pecori. Né fu finita. Gli studenti e i giovani tutti, disposti in due file al mio passaggio, gridarono, urlarono, agitarono i cappelli gli occhi le mani i piedi, tutto, come ti puoi immaginare. E poi andarono ad aspettarmi alla porta. Io m'indugiai quanto potei col rettore il prefetto e i magistrati e i professori, perché gli studenti si stancassero: a me gli urli e le dimostrazioni non piacciono. Ma fu inutile. Per un tratto lungo di strada i giovani vollero far chiasso quanto e come a lor piacque(2).

Uditori e studenti

Ciò che più irritava Carducci erano gli intrusi, coloro che per svariati motivi venivano ad assistere alle lezioni pur non essendo studenti. In une lettera a Lidia del 25 novembre 1874 raccontò, divertito, di come abbia spaventato due signore.

Oh senti. Oggi alla seconda lezione son venute due signore, la inevitabile Siciliani con una contessa. Leggevo l'ode del Parini sulle nozze, e la confrontavo con un epitalamio (divino) di Catullo. Ho detto con franchezza antica e da uomo superiore tante di quelle osservazioni fisiologiche su la prima notte matrimoniale, ho tanto vituperato la ipocrisia della poesia cristiana, ho mostrato al paragone così inferiore la civil poesia del Parini alla pagana del vecchio Catullo, sono stato così spiritualmente e spiritosamente materialista, che le signore non verranno più ad altra lezione. Peccato che tu non possa leggere l'epitalamio di Catullo! - Collis o Heliconei Cultor, Uraniae proles! - Sentiresti che superiorità di lirica. Ho detto anche assai male del Manzoni e del Giusti. Figurati che dopo letta una strofetta di 5 versi di Catullo ho gridato: È più sacra questa strofa che non tutti gl'inni sacri del Manzoni. Ed è sacra da vero. Ho spaventasto le signore. Non torneranno più. Sarò salvo. Pare a te che possa vedermi innanzi certe pettegole con la pretenzione stolta di certi stupidi rispetti al sesso, quando faccio lezione di poesia classica? Addio...(3)

Comunque è un fatto che la venerazione di cui era oggetto, gli piaceva. Lo scrisse a Lidia il 28 novembre 1874.

Ora mi accorgo di esser proprio eloquente, e veggo, e godo, di trascinar l' uditorio. L' uditorio è tutto di giovani (non più donne): tutti pigliano note, ma a un bel tratto si fermano e mi guardano tutti fiso e non muovono occhio da me; e poi, a certi punti, scoppiano tutti insieme in applausi; è inutile ammonirli. Quando mi trovo in mezzo a' miei giovani, credo, oh come credo, al bello, al buono, al grande, all'avvenire. Quei giovani fan più bene essi a me che non io a loro. E quando veggo i loro begli occhi giovenili ardere e luccicare fissi in me, mi vien voglia di gridare «Viva l'Italia» e di baciarli tutti nelle intelligenti e splendide fronti. Ma non mostro mai segno alcuno della commozione che mi destano e del bene che mi fanno. Non bisogna avvezzarli male. Ed essi, a udirmi, crederanno che io sia sereno e felice come un dio della Grecia: certo non s'immaginano la cura che mi rode(4).

Note al testo

1. Giosuè Carducci, Lettere, Bologna 1911, vol. IX (1874–1875), pp. 238–242.

2. Ibidem, pp. 244–247

3. Ibidem, pp. 251–253.

4. Ibidem, pp. 255–259.


Servizi

Ricerca

Ricerca nel sito Bologna racconta


Parole d'autore

Sangue nella città sotterranea: Moto perpetuo

Access keys

Lista di access keys per la navigazione veloce:


al webmaster Carlo Marchesi
Bologna racconta <http://www.bolognaracconta.com/>
Level Double-A conformance icon, W3C-WAI Web Content Accessibility Guidelines 1.0 | Valid XHTML 1.1! | Valid CSS!