È giunto il momento di raccontare la storia della prima sala cinematografica fissa a Bologna: che si chiamò, naturalmente, Cinematografo Lumière. Era stata ricavata dai locali della ex Birreria Limentra, in via Rizzoli 13, all'angolo con via Pelliccerie. Inaugurata nel maggio del 1901, rimase in funzione fino al dicembre dello stesso anno. Riportiamo da una inserzione pubblicitaria della Gazzetta dell'Emilia: Questa sera nei locali della ex Birreria Limentra, in via Rizzoli 13, si danno, di giorno dalle 11 alle 13 e di sera dalle 17 alle 23, delle rappresentazioni cinematografiche interessanti. I quadri vengono sovente cambiati. Ieri sera piacquero molto un defilé di ciclisti bersaglieri, quello della scorta kediviale (il kedivé era il nome del viceré d'Egitto sotto il dominio ottomano), una carica degli Ussari della Zarina, ed altri vari. Ogni sabato cambiamento dell'intero programma. Ingresso 30 centesimi, militari e ragazzi 20 centesimi
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Già si comincia ad ipotizzare in interesse sociale e culturale del cinema: leggiamo infatti, nei programmi di sala, che si facevano abbonamenti non solo per famiglie, ma anche concessioni speciali per collegi e istituti. Accompagnava al piano le proiezioni il maestro Giulio Pennini. Non sappiamo con precisione chi fosse il proprietario di questa prima sala; azzardiamo un nome, Federico Liuzzi, il cui negozio di ottico meccanico si trovava nello stesso stabile di via Rizzoli 13, dove vendeva fra l'altro le celebri lastre Lumière
, proclamandosi unico concessionario e raccomandando attenzione nei confronti dei contraffattori. Il suo amore per il cinema è confermato anche dal fatto che nel 1902 brevettò uno dei primi proiettori cinematografici a manovella.
La sala, ricavata da locali di altre attività dismesse, servirà da modello a tutte le sale che apriranno rapidamente i battenti in rapida successione, fino al 1908. Infatti tutte venivano allestite in ex pescherie, ex magazzini, ex depositi di carbone, ex stallatici. Lo stallatico potrebbe essere definito come una specie di garage: ogni porta d'ingresso alla città ne aveva uno per il riposo dei cavalli e dei conducenti. Queste sale, non ancora finanziate dalle banche (come accadrà solo a partire dal 1913), iniziavano le loro attività in sordina, sfruttando la passione e la vivacità imprenditoriale di quei primi pionieri che, guarda caso, erano spesso ambulanti. Consapevoli del fatto che la loro attività vagabonda era destinata ad esaurirsi: ormai si andava formando un grosso pubblico eterogeneo, che sempre più richiedeva spettacoli in sedi fisse.
I cinema spodesteranno i baracconi da fiera, ma di questi manterranno gli aspetti chiassosi e scintillanti per attirare il pubblico. Davanti ai cinema e negli atri era facile incontrare digiunatori in gabbie di vetro, orchestrine improvvisate, imbonitori, ingressi illuminati da insegne spettacolari, ecc., un apparato scoppiettante che tuttavia nascondeva interni molto spesso squallidi e maleodoranti. La gente perbene incominciò ad avere dei sospetti, così questi luoghi divennero rifugio di ogni nefandezza, ritrovo di cinni, di ladri, di prostitute, di studenti scioperati, di perditempo di ogni specie. Dal Resto del Carlino del 3–4 aprile 1907: Due borseggiatori in un cinematografo. L'altra sera nel cinematografo Marconi, in via Rizzoli, furono derubati Dante Sandri di orologio e catena d'argento; Maria Lazzarini, del solo orologio
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Ma era troppo tardi, non si poteva più fermare la metamorfosi: il cinématographe si stava trasformando in cinema.
Il Cinématographe Lumière resisterà otto mesi. I tempi non erano ancora maturi per una programmazione cinematografica continuata, soprattutto per motivi di carattere tecnico legati alla messa a punto delle apparecchiature, alla lunghezza delle pellicole, alla primitiva struttura delle storie. Sarà qualche anno più tardi, con la piena affermazione del racconto cinematografico, che il film potrà presentare delle storie di una lunghezza appropriate alle esigenze di una sala fissa.
Nel 1904 Bologna è pronta ad accogliere le sale cinematografiche in sedi stabili. Sarà il cinema Marconi in via Rizzoli 29, di proprietà di Guglielmo Cattaneo (ex ambulante), il primo cinema bolognese. Si trattava di una specie di corridoio che univa via Rizzoli, dove si trovava l'ingresso, a via Caprari dove la gente defluiva al termine dello spettacolo. Nelle cronache cittadine viene indicato come un crogiolo di divertenti orrori, sia per l'architettura improvvisata, sia per la bolgia dei frequentatori scatenati che colorivano le proiezioni. Il cinema Marconi venne ricavato da un ambiente che in precedenza era stato il centro del commercio del pesce: La pescheria. Coll'infierire del calore estivo è risorto, more solito, la eterna questione della Pescheria e dell'odore tutt'altro che gradevole che essa offre nei giorni di vigilia ai poveri mortali costretti a transitare in via Rizzoli...
, Gazzetta dell'Emilia 27 luglio 1900. Quegli effluvi rimasero impregnati alle pareti per lungo tempo, e nel 1906 l'intervento della Commissione di Vigilanza, a causa delle molteplici proteste, fece chiudere il locale. Riaprirà dopo qualche mese rinnovato e messo a norma. Il cinematografo Marconi onde renderlo più accetto al pubblico, di questi giorni il suo proprietario lo ha abbellito introducendovi opportune innovazioni. La sala è stata divisa in iscompartimenti speciali, dove sono designati i posti di primo e secondo ordine; vi si è eretto un palco elegante su cui tutte le sere durante le proiezioni suona uno scelto concertino e si sono aggiunte decorazioni che la rendono più gaia. Tali innovazioni contribuiscono a richiamare al cinematografo sempre maggior pubblico
, Avvenire 21 novembre 1906.
Dopo questa prima esperienza molti imprenditori chiesero l'autorizzazione per aprire nuovi cinematografi, come dimostra un documento ritrovato all'Archivio di Stato di Bologna, secondo cui nel 1908 a Bologna c'erano già nove cinematografi stabili di cui due stagionali. Uno, lo Splendor, era un teatro in legno e l'altro, nell'atrio dell'Arena del Sole, gestito dall'ambulante Bocher.
Bologna, 20 gennaio 1908. Oggetto cinematografi. Pregiomi trasmettere a V.S. l'elenco dei cinematografi che presentemente funzionano in questa città. Ciò in esito alla controrisposta nota del Questore.
Segue l' elenco dei cinematografi che ora funzionano in Bologna
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A questi bisogna aggiungere: il Cinema Volta in via Volturno 4, proprietario Ditta Giuseppe Malferrari; il Cinema Ideal poi Elios ex stallatico a porta D'Azeglio, proprietario Gubbi Oreste; il Cinema Teatro D'Azeglio via D'Azeglio 13, proprietario Vandelli Domenico, tutti inaugurati dopo la data del documento sopra riportato.
La più importante fra le sale cittadine erano il Bios, il Sempione, il Grandioso Borsa, il Radium. Il cinematografo Bios, in via del Carbone 17, inaugurato nel luglio del 1907, ex deposito di carbone, proprietario Felice Galli. Caratteristica del locale: prima multisala a interscambio della pellicola. In due sale attigue, indipendenti tra loro, veniva proiettato lo stesso programma in orari diversi: finita la prima parte dello spettacolo in una sala, l'addetto prelevava la pellicola e la portava nell'altra sala che iniziava così la sua programmazione. Il cinematografo Sempione, via Repubblicana 6, inaugurato l'1 dicembre 1906, ex birreria Ronzani, proprietario Raimondo Scotti. Il locale si trovava accanto ad alcune case di tolleranza situate nelle vie adiacenti, in Via Piella e Via Delle Oche. Il cinema non era frequentatissimo, come si può leggere da una circolare della Prefettura sui cinema bolognesi, ma una sera vennero chiamate le forze dell'ordine per sedare una rissa fuori dal cinema affollato all'inverosimile: Licenze cinematografiche. Al cinematografo di via Repubblicana dove davasi uno spettacolo un po'troppo piccante, avvenne non poco chiasso per l'affluenza di pubblico. Intervennero funzionari ed agenti che diedero disposizioni per regolare l'ingresso. Ma per ordine del vice questore fu contestata anche la contravvenzione ai conduttori del cinematografo e furono sequestrate tre pellicole di vedute troppo audaci, per non dire oscene. Siccome poi mancano le porte di sicurezza prescritte, l'esercizio fu chiuso
, Il Resto del Carlino 24 luglio 1907. Il Sempione riaprirà poco dopo, rilevato da Luigi Roatto (ambulante di Venezia) che lo chiamerà Cineparlato Roatto. Dopo qualche tempo, la chiusura definitiva.
Il grandioso cinematografo della Borsa, Via Indipendenza 22, angolo con via Volturno, proprietario Casini Arsace. Venne aperto al pubblico il 30 settembre 1907, ma l'inaugurazione ufficiale avvenne il 20 ottobre. Così la descrisse il cronista del Resto del Carlino che vi partecipò: Ieri sera abbiamo assistito alla prova generale del nuovo e perfezionato macchinario e del grandioso programma col quale verrà inaugurato oggi questo elegante salone, e possiamo assicurare gli amatori di questo simpatico genere di spettacolo che la perfezione con la quale la direzione lo presenta è tale e così grande da fare la vera illusione della realtà. Questa mattina, dalle 10 alle 11, sarà inaugurata ufficialmente la sala con ingresso gratis, e alle ore 14 incominceranno le normali rappresentazioni. Data la vastità e l'eleganza della sala, l'impresa non potrà fare a meno di fare buoni affari
. Il Grandioso Borsa fece un uso massivo della pubblicità, apportando alcune novità. Faceva ad esempio dissimulare tra le notizie della cronaca cittadina piccole recensioni dei film in programmazione. Poi introdusse l'uso, sempre sul giornale, dei cosiddetti "flani", cioè dei riquadri pubblicitari con disegno grafico stilizzato. Infine installò un bar nell'atrio. Il Borsa ebbe un grande successo di pubblico: risulta frequentato da tremila persone per sera. L'altra trovata geniale del proprietario per pubblicizzare il locale, fu l'invito del celebre digiunatore Succi. Fece costruire nella sala d'aspetto una gabbia di vetro posta su una pedana di legno di un metro d'altezza, e dentro vi collocò il Succi, che digiunò per un mese intero, alla presenza degli spettatori increduli.
Infine il cinematografo Radium, altro cinema fondamentale per la nostra storia. Venne aperto il 19 maggio del 1907 in via Santo Stefano 29, a Palazzo Aria. Il proprietario si chiamava Casini ma la vera anima del locale era il suo direttore, Mario Gnudi. Il cinema si specializzò in serate a tema, Bologna cinematografica dal Radium
, dove venivano presentati documentari girati in città o nella provincia, talvolta da una troupe diretta dallo stesso Gnudi, come ad esempio la gita fluviale sul canale Navile, Bologna–Malalbergo.
Note al testo1. Di Roberto Benatti, in Cineteca, pubblicata dalla Cineteca del Comune di Bologna, marzo–aprile 2001, pp. 20–21.
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