Dante colloca gli ipocriti nella sesta bolgia; qui essi camminano lenti, oppressi da pesanti cappe di piombo dorate all'esterno. Egli si sofferma a parlare con Catalano dei Malavolti e Loderingo degli Andalò. Ambedue erano nati a Bologna e appartenevano all'ordine dei Cavalieri di Maria Vergine Gloriosa, comunemente detto dei Frati Godenti, nato per mettere pace tra le fazioni e le famiglie sempre in lotta. Uno era di parte guelfa e uno di parte ghibellina.
La vicenda di Catalano e Loderingo è ricordata ai vv. 100–108. Essi furono chiamati a Firenze e insieme nominati podestà, perché fossero pacieri ed evitassero tumulti e disordini, in un momento di sopravvento della parte guelfa. Invece che placare gli animi, essi sostennero di nascosto la parte guelfa e ne favorirono la vittoria, agendo come strumenti della politica di Clemente IV. I risultati del loro agire erano ancora visibili presso la località detta Gardingo, poco distante dall'attuale piazza della Signoria, dove eran le case degli Uberti, di fazione Ghibellina, che furono distrutte e incendiate.
E l'un rispuose a me: «Le cappe rance
son di piombo sì grosse, che li pesi
fan così cigolar le lor bilance.
Frati Godenti fummo, e bolognesi;
io Catalano e questi Loderingo
nomati, e da tua terra insieme presi,
come suole esser tolto un uom solingo,
per conservar sua pace; e fummo tali,
ch'ancora si pare intorno dal Gardingo».
Più avanti nel canto XXIII, vv. 142–144, il Catalano rispondendo a Virgilio fa una digressione sul diavolo e la menzogna. Egli ricorda, in tono canzonatorio, di averne già sentito parlare nelle scuole teologiche di Bologna.
E 'l frate: «Io udi' già dire a Bologna
del diavol vizi assai, tra' quali udi'
ch'elli è bugiardo, e padre di menzogna».
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