Dante ricorda la torre Garisenda nel canto XXXI dell'Inferno, vv. 136–141. L'occasione è data dalla descrizione del momento in cui Anteo, un gigante figlio di Nettuno e della Terra, esortato da Virgilio, prende i due pellegrini e li depone lievemente al fondo del grande pozzo centrale dell'inferno. Il poeta illustra, per suggerire al lettore la sua impressione, una esperienza viva e concreta.
Qual pare a riguardar la Garisenda
sotto 'l chinato, quando un nuvol vada
sovr'essa sì, che ella incontro penda;
tal parve Anteo a me che stava a bada
di vederlo chinare, e fu tal ora
ch'i' avrei voluto ir per altra strada.
Traducendo liberamente, Dante scrive: "Come appare la Garisenda a chi la guardi da sotto il lato inclinato, quando una nuvola passa sopra ad essa, e come per un'illusione ottica sembra che la torre si pieghi verso di lei; tale apparve Anteo a me, che rimanevo sospeso ad attendere il momento in cui si sarebbe chinato, e fu un momento talmente spaventoso che avrei voluto andare per un'altra strada."
Sopra: lapide con incise le due terzine dantesche, posta sulla parete di levante della torre Garisenda.
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