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Dante Alighieri

No me poriano giamai fare menda…

Il sonetto sulla Garisenda, che fu vergato dal notaio Enrichetto dalle Querce in un volume di Memoriali del secondo semestre del 1287, è il più antico testo di Dante che si conosca.

No me poriano giamai fare menda
de lor gran fallo gl' ocli mei, set illi
non s' acechasero, poi la Garisenda
torre miraro cum gli sguardi belli

E non conover quella, ma' lor prenda,
ch' è la magior de la qual se favelli
Per ciò ciascun de lor vòi che m' intenda
che giamai pace non farò con elli

Poi tanto furo che ciò che sentire
dovevan ei a rason senza veduta
non conover vedendo, onde dolenti

sun li mei spiriti per lo lor falire
e dico ben se 'l voler no me muta
ch' eo stesso gl' ocidrò qui scanoscenti

Interpretazioni

In tale sonetto il poeta minaccia i propri occhi perché, guardando la torre Garisenda, non conover quella ch'è la magior de la qual se favelli.

Carducci dedusse che il poeta alludava a una donna, di bellezza maggiore delle altre, che passava mentre egli contemplava la visione della torre.

Altri commentatori ritengono che quella magior fosse la torre Asinelli, poichè essa era veramente la maggiore delle torri gentilizie, anche ai tempi di Dante. Per comprendere come sia possibile che Dante abbia guardato la Garisenda e non abbia riconosciuto l' Asinelli, bisogna tornare indietro nel Duecento. Intanto la Garisenda e l' Asinelli non erano isolate ma circondate da una selva di decine di altissime torri. Poi le strade strette costringevano a difficili osservazioni dal basso. Infine la torre Garisenda era a quei tempi 13 metri più alta di oggi. Andando ad osservare la Garisenda da dove la vide Dante e correggendo il nostro punto di vista, la Garisenda pare effettivamente sorpassare l' Asinelli(1).

Esite poi una terza interpretazione. Dante avrebbe alluso ad un dissidio all' interno del movimento stilnovistico dei Fedeli d' Amore, nel quale probabilmente si erano create due correnti: una ortodossa, riconosciuta da Dante e che avrebbe fatto capo a Cino da Pistoia, ed una dissidente che invece si sarebbe coagulata intorno ad un certo Ghirarduccio, il cui cognome era appunto Garisendi. Quindi i versi avrebbero avuto quindi un significata simbolico(2).

I Memoriali

I memoriali erano registri pubblici tenuti a Bologna dal 1265, quando fu resa obbligatoria la trascrizione in appositi registri di tutti gli atti pubblici e dei contratti privati, in modo che fosse possibile garantirne l'autenticità. Per la storia della lingua e della letteratura sono particolarmente importanti i volumi risalenti al periodo 1279–1325. In questi anni, infatti, alcuni notai adottarono la pratica di riempire gli spazi vuoti tra un atto e l'altro copiando testi di poesie volgari, in modo da rendere impossibili aggiunte indebite ai documenti.

Note al testo

1. Angelo Finelli, Bologna ai tempi che vi soggiornò Dante, Bologna 1929, pp. 18–22.

2. Alessandra Luciano, Bologna una guerra magica, Torino 1990, pp. 117–118.


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