Nel De Vulgari Eloquentia, un' opera in latino in difesa del volgare, Dante esaminò le origini del linguaggio, alla ricerca di un volgare privilegiato, il volgare illustre, che avrebbe dovuto essere preso a modello dagli intellettuali come lingua comune italiana.
Dante passò in rassegna le parlate regionali e municipali, classificandole minuziosamente. In particolare rilevò, con sua stessa sorpresa, che la parlata dei Bolognesi abitanti del borgo di Strada Maggiore era diversa da quella dei Bolognesi abitanti del borgo di S. Felice.
Quare autem tripharie principali[ter] variatum sit, investigemus; et quare quelibet istarum variationum in se ipsa variatur, puta dextre Ytalie locutio ab ea que est sinistre (nam aliter Paduani et aliter Pisani locuntur); et quare vicinius habitantes adhuc discrepant in loquendo, ut Mediolanenses et Veronenses, Romani et Florentini, nec non convenientes in eodem genere gentis, ut Neapoletani et Caetani, Ravennates et Faventini, et, quod mirabilius est, sub eadem civilitate morantes, ut Bononienses Burgi Sancti Felicis et Bononienses Strate Maioris. Hee omnes differentie atque sermonum varietates quid accidant, una eademque ratione patebit.
Ma ricerchiamo perché principalmente si sia in triplice maniera diversificato e perché ciascuna di queste varietà si diversifichi entro se stessa, per esempio la parlata della destra d' Italia da quella che è della sinistra (infatti in un modo parlano i Padovani, in un altro i Pisani); e perché quelli che abitano più vicino differiscano ancora nel parlare come Milanesi e Veronesi, Romani e Fiorentini, ed inoltre quelli che s' accomunano nella stessa stirpe di popolo, come Napoletani e Gaetani, Ravennati e Faentini; e, ciò che fa più maraviglia, quelli che dimorano sotto uno stesso cittadino reggimento, come i Bolognesi del Borgo di San Felice ed i Bolognesi di Strada Maggiore. Perché avvengano tutte queste differenze e mutamenti nelle parlate, sarà manifesto in un' unica e medesima ragione.
Note al testo1. Dante Alighieri, Tutte le opere, a cura di Luigi Blasucci, Firenze 1981.
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