La mattina del 7 novembre 1976 Il Resto del Carlino annuncia alla città l' imminente chiusura della funivia di San Luca.
Ciò che segue è la trascrizione di quell'articolo.
È scaduta la concessione dell'esercizio
La società non intende rinnovarla a causa del grosso deficit—Scioperano anche oggi i cinque dipendenti
Da domani la funivia per San Luca sarà chiusa. La concessione alla società che l'ha avuta in esercizio scade infatti oggi e non sarà rinnovata. I motivi: l'eccessivo costo che, dopo essere stato affrontato appunto dalla società con forti sacrifici, non potrà più essere sostenuto a meno di interventi da parte degli enti locali interessati al servizio.
Nello scorso anno circa 50 mila persone hanno usufruito delle «corse»: turisti, ma anche e sopratuttto abitanti della zona del colle che non hanno a disposizione altro mezzo pubblico per recarsi al lavoro e fare ritorno a casa.
Che cosa ne sarà del vecchio impianto? Le ipotesi possibili sono poche: da incontri avuti con il Comune e con la Curia, la società non ha avuto grandi promesse. Da parte della Curia, infatti, si è fatto presente che la spesa sostenuta annualmente per la manutenzione del solo porticato che conduce alla Basilica è già quasi superiore alle possibilità economiche. Per l'amministrazione comunale, invece, già oberata da debiti per le linee dell'Atc, affrontare un'ulteriore spesa per mantenere in esercizio la funivia sarebbe un ulteriore «colpo» alle già magre disponibilità.
In tutto questo frangente, chi si preoccupa di più della sospensione del servizio, oviamente, sono gli abitanti del colle ed i cinque dipendenti, che verrebbero a trovarsi da un giorno all'altro senza lavoro. Sembra infatti che a causa della loro età non possano essere «assorbiti» dall'Atc: l'unica possibilità attualmente ipotizzabile è quella—secondo i sindacati—di essere inseriti nel movimento cooperativo. Frattanto, per sottolinerae la loro rivendicazione di un nuovo lavoro, ieri i dipendenti hanno osservato due ore di scipopero (dalle 14 alle 16) e per oggi, se non interverranno fattori nuovi, dovrebbero incrociare le braccia per l'intera giornata, anticipando così di 24 ore la sospensione del servizio funiviario.
Da parte della società concessionaria, frattanto, si sono avute numerose prove di buona volontà per non far scomparire un servizio decisamente utile: l'ultima è quella, addirittura, di donare l'intero impianto al Comune. Ma quest'ultimo non se la sentirebbe di accettare un «dono» che, nel giro di qualche mese, gli verrebbe a costare alcune centinaia di milioni. Le «funi» d'acciaio che sorreggono e trasportano i vagoncini, infatti, dovranno essere fra poco sostituite ed il loro costo è di circa mezzo miliardo.
Servizio sociale, ma anche decisamente turistico, la funivia da quest'ultimo settore finora non ha avuto alcuna speranza. Eppure basterebbe che nell'anno il numero dei passeggeri aumentasse di qualche decina di migliaia per capovolgere o per lo meno appianare il rosso deficit. Anche Regione, Provincia e Camera di commercio non hanno assicurato alcun aiuto in extremis. Che cosa ne sarà allora, della vecchia funivia?
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