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Funivia di San Luca

Su Il Resto del Carlino del 10 novembre 1976 si commenta con toni fortemente critici la chiusura della funivia di San Luca.

Nella vignetta che accompagna l'articolo due vecchi parlano sconsolati davanti alla funivia

Ciò che segue è la trascrizione di quell'articolo.

Non deve scomparire
la funivia di San Luca

E' sempre stata un'immagine turistica di Bologna, in tutto il mondo: perché «cancellarla» di colpo?—Difficile organizzare un buon servizio di autobus sostitutivo


«Il servizio è provvisoriamente sospeso per lavori di manutenzione»: così dice un cartello affisso alla porta della stazioncina della funivia. «Provvisoriamente»; suona un po' male, giacché c'è il pericolo che la sospensione sia davvero definitiva. Finora, infatti, nessun passo avanti è stato compiuto nella complessa trattativa fra la Sacef, società concessionaria, e gli enti locali.

L'amministratore unico della società, Gino Pardera, è ormai da tempo impegnato in incontri, che si sono ridotti, però, a una sterile domanda senza alcuna risposta.Già il 26 gennaio scorso, nell'imminenza della scadenza della concessione (che era quarantennale: l'atto ufficiale porta le firme e i timbri del re e di Ciano) la Sacef inviò una lettera al sindaco, alla Regione, alla Provincia, alla Prefettura, alla Camera di Commercio, all'Ente provinciale per il turismo, all'Ispettorato della motorizzazione, alla Curia, alla Camera del lavoro e al quartiere Costa–Saragozza, facendo presente l'imminente scadenza della concessione e ricordando l'impossibilità, da parte della società stessa, di proseguire l'esercizio della funivia a causa del continuo aumento dei costi e della rarefazione del numero dei passeggeri.

Nella lettera, fra l'altro, si faceva presente che nel 1975 la società si era dovuta accollare una spesa di oltre 25 milioni per lavori prescritti dall'Ispettorato della motorizzazione e che, nonostante i contributi (estremamente esigui) di vari enti, la gestione dell'impianto aveva avuto, specie in questi ultimi anni, una passività insostenibile, per cui era stato fatto dalla società il massimo sforzo per giungere alla scadenza quarantennale della concessione. La lettera inoltre ricordava due articoli dell'atto di concesisone, in base ai quali il Comune avrebbe avuto la facoltà di subentrare al concessionario rilevando gli impianti alla scadenza e, qualora il Comune non intendesse valersi di tale diritto, il concesisonario avrebbe dovuto sospendere il servizio.

La lettera costituiva un vero «grido d'allarme»: ciò malgrado, soltanto il Comune rispose, fissando un incontro con l'amministratore.

Ora il dispiacere maggiore per l'amministratore della società (che fra l'altro ha proposto addirittura la donazione dell'intero impianto all'amministrazione comunale) è proprio quello di vedere un assoluto disinteresse da parte di tutti gli enti cittadini. La funivia—dice—in fondo è una caratteristica di Bologna: non vi è depliant che reclamizzi la città che non ne faccia cenno; vi sono vecchie stampe e cartoline che ne illustrano il tracciato che hanno fatto il giro del mondo. E' possibile che nessuno voglia ammettere le «benemerenze» del vecchio impianto? Non è forse un'attrattiva turistica? Non merita forse un contributo più cospicuo da quegli stessi enti che sovvenzionano abbondantemente, ad esempio, gli impianti di Lizzano, utilizzati sopratutto per le vacanze, mentre la funivia di San Luca costituisce un servizio pubblico?

Fra l'altro, lo stesso Pardera rileva come la sostituzione del servizio funiviario con quello autobussistico sia piuttosto improbabile: mentre la funivia compie il tragitto città–colle in poco più di quattro minuti, per un autobus il percorso richiede oltre venti minuti: quanti mezzi pubblici servirebbero, allora, la domenica, per portare alla basilica centinaia di persone?


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