L' articolo che segue fu pubblicato su Il Resto del Carlino del 12 novembre 1976. Ricorda la funivia di San Luca, tra il nostalgico e lo storico.
La funivia di San Luca è ferma, e il fatto francamente non ci piace, ci procura un disagio che è fisico e spirituale insieme.
Non si tratta soltanto di nostalgia, di «ripiegare liricamente il capo sopra ciò che sta scomparendo», come è stato recentemente scritto in un pamphlet sulla cultura bolognese: si tratta di riflettere sulla convenienza o meno di sopprimere un mezzo di trasporto utile alla cittadinanza e al turismo. È, infatti, chiaro che la soppressione della funivia costringerebbe coloro che hanno le loro abitazioni sul Colle della Guardia, i religiosi del Santuario e i numerosi turisti e pellegrini a ricorrere esclusivamente all'automobile o alle proprie gambe, perché un buon servizio sostitutivo di autobus sarebbe di non facile organizzazione.
Certo è che la decisione di sopprimere questa funivia priva Bologna anche di un elemento divenuto oramai peculiare della sua fisionomia paesaggistica e di una certa tradizione — sia pure relativamente recente — entrata nella vita della città. Non v'è dubbio che la funivia fa parte dell'immagine di Bologna, come il Santuario dedicato alla B. Vergine di San Luca, come il singolare portico che ad esso conduce con le sue edicole e cappelle per la via crucis e le lapidete ricordanti i cittadini che contribuirono con offerte in denaro alla sua costruzione.
«La Funivia» per i bolognesi è divenuta un toponimo della città — anche se non ufficialmente —, ha assunto la ben precisa connotazione di un punto di riferimento cittadino per quanto riguarda il luogo dove sorge la stazione di partenza a valle, proprio nel punto dove confluiscono la via Porrettana e la via Andrea Costa, dov'era un tempo la Villa Pardo. Transitando da quelle parti ci veniva spontaneo guardare se la funivia era in funzione o ferma, quasi per accertarci della sua presenza legata a piccole suggestioni infantili o comunque a memorie d'altri tempi, quando «prendere la funivia» era un'emozione e quasi un minuscolo viaggio in aereo: se anche vedevamo la cabina in sosta, eravamo certi che da un momento all'altro avrebbe ripreso la sua arrampicata verso la collina, e ciò in un certo senso ci rassicurava.
La realizzazione di un mezzo di trasporto alternativo alla pur piacevole, ma interminabile, camminata sotto le volte del porticato più lungo del mondo (km. 3,500 da Porta Saragozza al Santuario) risale ad un'epoca oramai lontana: l'ingegnere bolognese Alessandro Ferretti, che è senz'altro uno dei pionieri delle moderne tecniche di locomozione, studiò un progetto per l'installazione di una funicolare che, partendo dal Meloncello, doveva costeggiare il lunghissimo porticato fino ad arrivare alla chiesa in cima al colle. Il comune concesse di fare alcune prove, ma non se la sentì per dare il nullaosta per la realizzazione definitiva dell' impianto; allora il Ferretti si rivolse direttamente al ministero dei Trasporti ed ottenne un permesso provvisorio limitatamente al periodo di durata della Esposizione regionale del 1888 ai Giardini Margherita; purtroppo il decreto prefettizio con la concessione arrivò soltanto il 1.o agosto di quell'anno, a tre mesi dalla chiusura della grande manifestazione espositiva, e così la simpatica funicolare ebbe vita brevissima. Il 21 aprile 1889, fu fatto dal Ferretti un tentativo di ripresa dell'esercizio, ma il 25 luglio anche quest'ultimo esiguo periodo di attività ebbe termine.
L'attuale funivia, che raccolse l'immediato consenso fra i bolognesi, fu voluta, studiata e realizzata dall'ingegner Ferruccio Gaspari, il quale la progettò con un itinerario aereo che parte dal bivio dell'ex Villa Pardo, passa a destra del cascinale Ara Vecchia, a nord–ovest di Ca' Bellona, sorpassa il cascinale La Bora e raggiunge il Colle della Guardia al piazzale dell'ex forte superiore di San Luca, ove è situata la stazione a monte. Fu inaugurata ufficialmente il 14 maggio 1931 dall'allora ministro delle Comunicazioni Costanzo Ciano e benedetta dal cardinale Nasalli Rocca da Cornegliano, Arcivescovo di Bologna.
Gestita dalla Società anomima costruzione esercizio funivia (Sacef), la funivia bolognese è del sistema «va e vieni», con fune portante, due traenti e una telefonica per via di corsa. La lunghezza inclinata è di 1.328 metri; in orizzontale di 1.307 metri; la pendenza media è del 162 per mille; il dislivello superato di 221 metri. Si sviluppa su due campate con un unico pilone intermedio di cemento armato alto 25 metri; lo scartamento è di 5 metri in stazione, di 7 metri al pilone; la velocità è di 3,60 metri al minuto secondo; la portata di 20 persone; la durata della corsa di 6 minuti e 42 secondi; la potenzialità di trasporto è di 140–150 persone per ora e per ogni senso di corsa.
La Bologna–San Luca, quando entrò in funzione s'impose fra le meglio attrezzate, le più frequentate e le più economiche funivie d'Europa: il successo fu strepitoso, tanto che il suo costruttore poté così dichiarare in una memoria al Comune di Bologna: «Buona parte dei bolognesi nei giorni dedicati al riposo settimanale vanno volentieri al Colle della Guardia che solo ora, con la moderna funivia e con le attrezzature accessorie, può offrire le comodità indispensabili. Il traffico che si addensa particolarmente nei giorni festivi dimostra pure che la corrente dei turisti nasce anche in buona parte dalla finitime province, dalle quali in escursioni domenicali molto volentieri viene raggiunto il santuario di San Luca».
Athos Vianelli
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