Francesco Petrarca studiò a Bologna tra il 1320 e il 1326. In una lettera senile datata 1368, indirizzata a Guido Settimo arcivescovo di Genova, descrive lo stato della terza cerchia muraria: un autentico colabrodo. Il testo che segue è nella traduzione eseguita dal Fracassetti1.
Entrato già nell' adolescenza, e fatto più ardito che prima non fossi, ai miei coetanei mi accompagnava, e con essi nei dì festivi camminando a diporto tanto mi dilungava dalla città che spesso vi si tornava a notte profonda. Pure le porte si trovavano spalancate, e se per caso talvolta erano chiuse, non ne veniva fastidio alcuno, perchè non mura, ma fragile steccato per vecchiezza già mezzo disfatto cingeva la sicura città, cui d' uopo non era in tanta pace di muro alcuno o di più forte recinto. E così non uno, ma molti eran gli accessi, e, senza ostacoli, senza sospetto, per quella parte che più piacevagli ciascuno entrava. Alle mura, alle torri, alle bastie, agli armati custodi, alle scolte notturne furono prima cagione le tirannidi de' cittadini, poi le insidie e gl' insulti degli esterni nemici.
1. Giuseppe Fracassetti, Lettere senili di Francesco Petrarca. Volgarizzate e dichiarate con note, vol. II, Firenze 1870, pp. 90–91.
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